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MIDDLE EAST, 6 DEC 2001 (0:40) I CRISTIANI DI PALESTINA, IN VISTA DEL NATALE, CHIEDONO SOLIDARIETÀ SPECIALE DAI FRATELLI IN EUROPA (STANDARD, CHURCH/RELIGIOUS AFFAIRS) "Noi cristiani palestinesi siamo parte integrante del nostro popolo e per noi Yasser Arafat è un simbolo, rappresenta l’unità della Palestina". A parlare è Sami Basha, palestinese legato al patriarcato di Gerusalemme, attualmente a Roma, dove sta completando un dottorato presso l’Università Salesiana. Alla MISNA racconta una realtà quotidiana che è fatta di oppressione, ingiustizia e umiliazione. "Fra poco sarà Natale – osserva – e io, come tutti gli altri palestinesi cristiani, non potrò recarmi a Gerusalemme, cosa invece consentita a qualunque cristiano proveniente dall’estero. Siamo stranieri nella nostra stessa terra". Proprio in vista delle festività natalizie Sami Basha lancia un appello a tutti i cristiani nel mondo. "A loro chiediamo una solidarietà speciale, che spesso è mancata – spiega – vediamo che gli europei, in modo quasi istintivo, tendono ad avere maggiore feeling nei confronti degli israeliani e riteniamo che ciò dipenda sostanzialmente da tre motivi. Il primo, comprensibile, è che molti israeliani provengono dall’Europa. Poi, non si può negare che esista una sorta di complesso di colpa legato alla shoà. Infine, e questo ci addolora, gli arabi sono visti tradizionalmente come nemici, come una minaccia. Molti non si soffermano a pensare che non tutti gli arabi sono musulmani, così come non tutti i musulmani sono arabi. Senza contare – aggiunge – che le comunità cristiane esistevano in questa regione ben prima della nascita dell’Islam". Il nostro interlocutore non lesina critiche al governo israeliano, che ha scelto la via della forza, accantonando la politica del dialogo. "Vogliamo arrivare a un accordo con lo Stato ebraico – sottolinea – ma il nostro messaggio è che non può esserci pace senza giustizia". Per concludere, Sami Basha racconta un aneddoto. I bambini nelle scuole guardano alle prossime festività con l’occhio disincantato di chi è costretto a crescere troppo in fretta. "Dicono che Babbo Natale è stato sostituito dagli aerei e dagli elicotteri dell’esercito israeliano. Anziché portare i regali, però, portano via qualche parente e loro si chiedono se la prossima volta toccherà al papà, alla mamma o a un fratello". (PS) |
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